Come andarono le cose a Troia ?

"Alla fine, non con la forza ma con l’inganno venne conquistata la città di Troia; l’astuzia di Odisseo fu, ancora una volta, decisiva.
Il re di Itaca escogitò uno stratagemma destinato a divenire proverbiale: il famoso “Cavallo Di Troia”.
Su consiglio del prudente figlio di Laerte, venne costruito da Epeo (ispirato dalla dea Atena) un gigantesco cavallo di legno (animale sacro ai Troiani), con un’enorme cavità all’interno e una scritta votiva:
«I Greci dedicano questa offerta di ringraziamento ad Atena per un buon ritorno».
All’interno della cavità si nascosero alcuni tra i migliori uomini tra gli Achei; il resto dell’esercito abbandonò invece il campo e si diresse con tutta la flotta nella vicina isola di Tenedo.
All’alba del nuovo giorno, quando i Troiani videro che il nemico aveva levato le tende vi furono scene di giubilo: la guerra sembrava ormai finita e la città appariva salva, dopo anni di assedio.
La vista del cavallo di legno turbò non poche persone: secondo i più, si trattava di una offerta votiva agli dei; altri, invece, ritenevano che la statua costituisse una minaccia e pertanto andava distrutta o bruciata.
Un prigioniero acheo, Sinone, venne catturato sulla costa ed interrogato: egli disse che era fuggito dall’esercito dei Greci perché questi volevano sacrificarlo per ingraziarsi gli dei in vista del viaggio di ritorno (in realtà, era una spia abilmente addestrata da Odisseo).
Quando i Troiani gli chiesero a che scopo fosse stato costruito il cavallo di legno, egli rispose che si trattava di una offerta dedicata alla dea Atena e che sarebbe stato blasfemo distruggere un oggetto così sacro.
A quel punto, la folla si stava ormai persuadendo a trascinare il cavallo nella città, malgrado alcuni tra i Troiani fossero di diverso avviso.
Tra i più accaniti sostenitori della pericolosità del cavallo di legno vi erano la profetessa Cassandra e il sacerdote Laocoonte, figlio di Antenore (famoso il suo Timeo Danaos et dona ferentes, che può essere così tradotto: “Temo gli Achei anche se portano doni”); egli arrivò addirittura a scagliare una lancia contro il ventre cavo della statua, per dimostrare che poteva nascondere un’insidia.
Cassandra non venne però creduta, a causa della maledizione di Apollo; Laocoonte venne invece punito dal dio Poseidon (che, come noto, parteggiava per i Greci), il quale fece emergere dalle acque due enormi serpenti marini che divorarono il sacerdote e i suoi due figli.
I Troiani decisero allora di portare in città il cavallo, abbattendo una parte delle mura per farlo entrare, e passarono tutta la notte festeggiando la fine della guerra.
Sinone, che era stato accolto dai Teucri come un fratello, diede il segnale alla flotta, ferma a Tenedo, e fece uscire dal cavallo i soldati che erano nascosti all’interno. Questi uccisero le sentinelle e aprirono le porte della città, consentendo al resto dell’esercito acheo di entrare in città.
Gli Elleni iniziarono quindi a saccheggiare la città e a massacrarne gli abitanti, in gran parte ancora addormentati.
I Troiani si riebbero ben presto e, alimentati dalla disperazione, organizzarono un contrattacco, lottando strenuamente o lanciando oggetti sulle teste dei nemici che passavano.
Ne seguì una lotta senza quartiere in ogni vicolo, in cui i Teucri resistettero sino alla fine. Ma il destino della città era ormai segnato dal momento in cui i Greci erano riusciti a penetrare all’interno delle mura.
Gli Achei diedero alle fiamme Troia e si dimostrarono spietati nella strage dei nemici."